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Spazio Junior - Attività didattiche
 
 
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  MUSEO DELLA CARTA E DELLA FILIGRANA
 Tipologia museo Museo comunale
 Categoria Carta e filigrana
 Numero annuo visitatori 30.000
 Materiale conservato Filigrane e moduli filigranatori antichi, macchinari per la lavorazione della carta e per la stampa.
 Modalità di visita Aperto dal martedì al sabato dalle 10,00 alle 18,00. Domenica e festivi dal 1/10 al 31/3 aperto dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 14,00 alle 17,00; dal 1/4 al 30/9 aperto dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 19,00.
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Biglietto di ingresso singolo: €.5,00

Biglietto ingresso gruppi oltre 20 pax: €. 4,00

Biglietto ingresso gruppi scolastici oltre 15 pax: €. 3,00

Biglietto ingresso portatori di handicap e loro accompagnatori: GRATUITO

Accompagnatori gruppi, 1 ogni 15 per gruppi scolastici, 1 ogni 20 per gli altri gruppi: GRATUITO

Laboratorio didattico "Siamo tutti Mastri Cartai": €. 3,00

Corso residenziale (da 3 a 5 giorni) - per ogni giorno (2,5 ore di attività): €. 15,00

Visita guidata al Centro Storico (minimo 10 pax): €. 2,50 a persona

Uso sala conferenze per giorno o frazione di giorno con riscaldamento e senza riscaldamento: €.200,00 (unico)

Sala mostre al giorno: €. 35,00
 Prezzo del biglietto vedi modalità di visita
 Servizi aggiuntivi Bookshop
 Laboratorio Il programma della visita al museo include una dimostrazione pratica della produzione della carta a mano, effettuata dai Mastri cartai del Museo. Per quanti fossero interessati a realizzare un foglio di carta filigranata, apprendendo tutte le fasi di preparazione, è stato recentemente attivato un laboratorio didattico, della durata di circa 1 ora, che viene incluso all'interno del programma di visita.
 Materiale informativo Dépliant, catalogo.
 Indirizzo Largo Fratelli Spacca, 2 – 60044 Fabriano (Ancona)
 Città / provincia Ancona / AN
 Numeri telefonici 0732/709297 – 709302
 indirizzo sito internet www.museodellacarta.com
 E-mail info@museodellacarta.com
 Nome e qualifica responsabile Giorgio Pellegrini

Nella sede del Museo della Carta e della Filigrana è stata ricostruita la Gualchiera Medioevale Fabrianese, ossia l’antico laboratorio di fabbricazione della carta. Essa riprende le tecniche usate dai famosi "Mastri Chartai" che hanno profondamente influito al perfezionamento ed alla diffusione della carta nel mondo. Nella struttura museale è possibile seguire l'intero ciclo lavorativo: dall'arrivo e stoccaggio degli stracci in "monte", alla spedizione delle balle di carta finita per centri di consumo italiani ed europei, attraverso i porti di Fano e di Talamone.
Il Museo espone , inoltre una collezione di filigrane artistiche e di moduli per la realizzazione delle filigrane.
La visita al Museo della Carta e della Filigrana, della durata di 1 ora e 15' circa, avviene con l'assistenza di guide che parlano italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco. Il programma include una dimostrazione pratica dal vivo della produzione della carta a mano, effettuata dai Mastri cartai del Museo, la visione di filigrane antiche, dal XIII secolo ad oggi, e di un filmato sulla storia della carta a Fabriano; per quanti fossero interessati a realizzare un foglio di carta filigranata, apprendendo tutte le fasi di preparazione dell'impasto fino all'asciugatura e cialandratura del foglio stessi, è stato recentemente attivato un laboratorio didattico "Siamo tutti Mastri Cartai", della durata di circa 1 ora, che viene incluso all'interno del programma di visita


Storia della Carta

Una delle prime descrizioni in lingua italiana sull'abilità dei Cinesi di fabbricare la carta è fornita da Marco Polo in un passo del suo Milione. Egli accenna alla materia con cui viene fabbricata la carta valori riferendosi alla particolare qualità di fibra vegetale impiegata in quei tempi: paglia di tè o di riso, canna di bambù e stracci di canapa. Si narra che gli imperatori Cinesi abbiano mantenuto, per lungo tempo, gelosamente segrete queste tecniche di lavorazione, le quali solo nel VII secolo si diffondono, prima in Corea poi in Giappone ed, infine, vengono praticate anche nell'Asia centrale a Samarcanda, dove si vuole che gli Arabi le apprendano dagli stessi Cinesi per introdurle nei paesi del Medio Oriente e dell'area mediterranea. La carta così è arrivata a Fabriano e in tutta Europa. E' ormai certo che sono gli Arabi i primitivi maestri dei cartai Fabrianesi e che il lino e la canapa sono le stesse materie prime usate a Fabriano per fabbricare carta. Le tecniche innovatrici introdotte e perfezionate dai Fabrianesi influiscono in modo determinante sulla resistenza al tempo e agli agenti patogeni e sulla qualità della carta, che diviene gradatamente la materia scrittoria più diffusa e più conveniente perchè meno costosa della pergamena e degli altri materiali usati prima della sua invenzione. Con la nuova tecnica dei caratteri mobili per la stampa la carta, nella seconda metà del XV secolo, assume il ruolo di strumento e di veicolo insostituibile per la diffusione della cultura e della informazione. Grazie alle innovazioni apportate dai maestri cartai Fabrianesi, la carta si afferma come l'unica materia a cui l'uomo affida la parola scritta per comunicare e tramandare il suo pensiero e le opere del suo ingegno.
Dal 1378 al 1435 si afferma la Signoria dei Chiavelli, antichi feudatari del contado. A dare stabilità egemonica alla sua potente famiglia è Guido Napoletano, che conquista il governo della città dopo aver esautorato il potere economico e politico delle arti. Il suo inserimento nel mondo imprenditoriale e finanziario passa attraverso il controllo delle attività manifatturiere locali e quindi anche della produzione e del commercio della carta, attività esercitate prevalentemente dalla borghesia artigiana e mercantile. Infatti i sicuri profitti che si ricavano dall’arte cartaria inducono i Chiavelli ad incrementare lo sviluppo con l’acquisto di gualchiere, che rilevano da piccoli imprenditori eliminati dalla concorrenza, e a dar vita a società commerciali alle quali partecipano con l’impiego di ingenti capitali. L’importanza e la fama raggiunte dal principale prodotto fabrianese risultano anche dallo Statuto comunale del 1436 che, per comprensibili motivi di "utilità pubblica", vieta a chiunque di erigere in un raggio di 50 miglia da Fabriano edifici per fabbricare carta e di insegnare i segreti dell’arte a chi non risiede nel territorio del Comune, sotto pena del pagamento di 50 ducati.Qualche anno più tardi la proibizione è riconfermata con pene più pesanti per i trasgressori, ai quali si minaccia di venire considerati “ribelli” e quindi banditi dalla città con la conseguente confisca dei beni. La cura con cui la magistratura locale protegge l’arte e i suoi segreti è evidente in un documento del 1445, quando i priori del Comune, preoccupati che con la morte del maestro Piero di Stefano, unico artigiano che esercita l’arte del "modularo" nella provincia della Marca, si spenga anche la sua professione, inducono l’anziano artigiano a promettere solennemente di insegnare l’arte a suo figlio o a qualsiasi allievo apprendista della sua bottega e di non costruire o riparare telai da usare fuori del distretto di Fabriano sotto pena di pagare una multa di 100 ducati. L’artiere specializzato nella costruzione dei telai di legno - denominato "modularo" - è una figura professionale di particolare importanza per la fabbricazione a mano dei fogli di carta. Lo strumento o utensile che esce dalle sue mani – detto forma o modulo – è costituito da un telaio di legno, sul quale è fissata una tela a maglie fitte, e da una cornice mobile o cascio, sempre di legno.
La situazione muta completamente agli inizi del Settecento, quando le cartiere in attività si riducono a tre. Per i cartai il declino dell’arte è dovuto alla nuova gabella, imposta dalla Reverenda Camera Apostolica, che incide dai tre ai quindici paoli su ogni risma di carta esportata. In effetti la perdita di competitività dipende anche dal mancato aggiornamento delle tecniche di lavorazione concernenti l’imbiancamento, l’uso di incollaggi più dolci, il perfezionamento delle carte per la stampa e per il disegno, miglioramenti introdotti invece con successo dalle industrie francesi, tedesche, inglesi, olandesi, che riescono ad imporre sul mercato prodotti più qualificati e competitivi di quelli fabrianesi. Il declino dell’artigianato locale, accentuatosi nel corso del secolo, è sottolineato anche nelle relazioni dei vari visitatori apostolici inviati a Fabriano dal governo centrale per tentare di risanare l’economia e per riformare il sistema tributario. Sul finire del XVIII secolo si avvertono i primi sintomi di ripresa e, nel 1786, per favorirla, monsignor Francesco Marazzani, governatore della città, dispone l’esenzione dei tributi per le attività manifatturiere a scapito del settore primario che viene colpito da ulteriori pesi fiscali. Nel 1796 tra le principali industrie si annoverano 6 cartiere con 148 operai, 10 concerie con 117 addetti, 2 fabriche di feltri con appena 12 unità lavorative.
La ripresa del settore cartario a Fabriano è attribuita all'opera di Pietro Miliani (1744-1817) che, da modesto dipendente, diviene prima “conduttore” e poi proprietario di cartiere. Dalla associazione con Antonio Vallemani, nobile fabrianese, nasce nel 1782 la cartiera Miliani che in breve tempo raggiunge un alto grado di efficienza degli impianti e di sviluppo commerciale dovuto soprattutto alle capacità imprenditoriali del titolare, il quale con sicurezza e tenacia punta al miglioramento qualitativo del prodotto (carta da stampa, scrittura, disegno,incisione), affrontando ingenti spese per rinnovare l'attrezzatura degli opifici e usando i più moderni ritrovati tecnici per la fabbricazione della carta. E' proprio la sua diretta esperienza di provetto “cartaro”che gli consente,dopo ripetuti tentativi ed esperimenti di produrre nel 1796, - unico in tutto lo Stato Pontificio – la carta di Francia detta anche velina per la sua uniforme trasparenza, pregiata per la stampa e particolarmente indicata per il disegno e l' incisione, apprezzatissima da famosi tipografi ed artisti, tra i quali, Bodoni, Rosaspina, Monghen. (anche il grande Aldo Manuzio, agli inizi del XVI secolo usa carta fabrianese). Ai Miliani si debbono le modifiche apportate allle forme per la fabbricazione di questo speciale tipo di carta a mano, innovazioni che successivamente vengono applicate in tutta Europa. Ottenuta l’affermazione del prodotto fabrianese e riconquistati i mercati italiani ed esteri, Pietro Miliani può prendere in affitto la cartiera Mariotti di Fabriano e la Bezzi di Pioraco; inoltre può rendersi indipendente dalla società con il Vallemani ed acquistare la cartiera Serafini, sperando così, da vero precursore, di costituire un unico complesso industriale che riunisca le piccole imprese che operano nella sua città, sopra le quali emerge per fama e per volume di affari la sua ditta. Un disegno intelligente e ambizioso che verrà realizzato dai suoi discendenti Giuseppe e Giambattista. Il periodo più difficile attraversato dalle Cartiere Miliani nell'ultimo cinquantennio è senza dubbio quello che coincide con la caduta del fascismo, il successivo caos che investe il nostro Paese, l'occupazione tedesca dal settembre/43 al luglio/44, i borbandamenti che in questo periodo non risparmiano gli stabilimenti di Fabriano. Pur in una situazione di incertezza, di pericolo e precarietà, i due stabilimenti -centrale e succursale- di Fabriano, insieme a quelli di pioraco e Castelraimondo, continuano l'attività produttiva anche se contrassegnata da orari ridotti e frequenti fermate. Questa situazione permette ai lavoratori di sorvegliare gli impianti, segnalando alle autorità clandestine del CLN locale le intenzioni e i programmi di smantellamento o di distruzione del macchinario da parte delle truppe tedesche di occupazione. L'abilità dei dirigenti locali -rimasti accanto ai lavoratori per l'attività produttiva sia pure ridotta- consente di evitare il trasferimento degli impianti e la loro distruzione. Ciò è possibile solo entro certi limiti giacchè, ad esempio, prima di ritirarsi, i tedeschi fanno "saltare" l'impianto di Castelraimondo e le Centrali idroelettriche di S.Vittore di Genga e di S.Sebastiano di Pioraco. Quanto sia decisivo il ruolo dei lavoratori cartai con la loro presenza in fabbrica emerge in tutta la sua dimensione subito dopo la Liberazione (13 Luglio 1944). La parte notevole degli impianti risparmiata dalle distruzioni dei guastatori tedeschi e dei bombardamenti aerei consente, - in tempi assai limitati - di riprendere la produzione, assicurando il soddisfacimento delle esigenze urgenti dello Stato, alle prese coi giganteschi problemi della ricostruzione materiale e politica del paese. Con la stessa lena e la stessa determinazione che li animarono durante la breve ma intensa stagione della Resistenza, lo sforzo delle maestranze, si traduce in un impegno responsabile per riattivare gli impianti, riparandi i guasti prodotti dalla guerra, in un momento in cui è del tutto impossibile l'approvvigionamento di parti di macchine per sostituire quelle danneggiate. E' questo sforzo collettivo la condizione prima che garantisce la prosecuzione dell'attività delle Cartiere Miliani e quindi la sopravvivenza, dopo una parentesi di distruzioni che cancellò tante altre importanti strutture produttive

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