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Spazio Junior - Attività didattiche
 
 
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  MUSEO DEL SALAME DI FELINO
 Tipologia museo Museo di proprietà comunale ospitato in struttura privata
 Categoria Alimentare
 Numero annuo visitatori 3000
 Materiale conservato Attrezzi e strumenti inerenti la produzione del salame.
 Modalità di visita Dal 1 marzo all'8 dicembre
* Sabato, Domenica e festivi: 10.00 - 13.00; 15.00 - 18.00
* Venerdì: su prenotazione per gruppi
* Lunedì - Giovedì: chiuso

Da dicembre a febbraio
* Chiuso
 Prezzo del biglietto Visita con degustazione (bevande escluse) € 5. Visita senza degustazione: Intero € 4, Ridotto € 3. Gratuito diversamente abili e loro accompagnatori, accompagnatori di gruppi e scolaresche, giornalisti, minori di 6 anni
 Servizi aggiuntivi Bookshop, vendita merchandising. NOVITA’: a partire dal 2007 i “Musei del Cibo” di Parma (Museo del Salame di Felino, Museo del Parmigiano Reggiano di Soragna, Museo del Prosciutto di Langhirano), in un’ottica di promozione del circuito museale, hanno introdotto lo sconto di € 1,00 sul biglietto intero che verrà effettuato per chi si presenterà alla biglietteria di ciascuno dei tre musei con il biglietto di uno degli altri due. L’iniziativa è valida per tutto il corso del 2007.
 Laboratorio Laboratori didattici Presso tutti i Musei del Cibo è possibile richiedere l’attivazione di Laboratori didattici per le scuole o i gruppi, di carattere scientifico (sui temi del sale, del latte, dei microrganismi, dell’acqua e delle proteine) o gastronomico (laboratori del gusto).
 Indirizzo Castello di Felino, Strada al Castello, 1 -43035 Felino (Parma)
 Città / provincia Parma / PR
 Numeri telefonici 0521/831809 Info: 0521 335920 - 228152 Prenotazioni 333/2362839 fax 0521335946
 indirizzo sito internet www.museodelsalamefelino.org/
 E-mail prenotazioni.salame@museidelcibo.it
 Nome e qualifica responsabile Dott.sa Cecilia Chiari -Responsabile Servizio Cultura

Il Museo del Salame di Felino è testimone del rapporto privilegiato instaurato nel tempo tra il prodotto unico che conosciamo e il suo territorio d’origine.
Felino rende così omaggio al suo ‘figlio’ più amato, la cui storia è finalmente a degna dimora nei magnifici locali settecenteschi delle cantine del castello di Felino.
Il Museo rappresenta un’occasione per far conoscere ed apprezzare non semplicemente l’essenza di quello che è stato definito il principe dei salami, ma il territorio e la comunità di cui è espressione, a partire dalla qualità delle materie prime fino alla sapienza delle mani che continuano a lavorarlo.
Lo sforzo sostenuto per realizzare il progetto del Museo corrisponde pienamente alla volontà di offrire una nuova tappa tra le più notevoli lungo la strada del prosciutto e dei vini dei colli all’attenzione di esperti, curiosi e turisti.
Organizzato in cinque sezioni, il percorso di visita inizia con le testimonianze storiche del rapporto tra Felino ed il suo prodotto-simbolo, senza tralasciare la storia del famoso maiale nero parmigiano.
La seconda sezione, dedicata alla gastronomia e collocata non a caso negli affascinanti ambienti delle cucine, presenta l’impiego gastronomico del salame a Parma, con un singolare esempio di integrazione tra produzione e consumo in una azienda agricola dei Gesuiti.
Si prosegue nella sala grande, dove si trova la sezione relativa a norcineria e produzione casalinga dell’insaccato, con la presentazione video di sequenze fotografiche che raccontano tutte le fasi del rito ‘dell’ammazzata’ e di ciò che ne consegue.
Ancora, un’ampia rassegna di oggetti appartenuti ai norcini e alle famiglie contadine a corredo della sezione, tra i quali in particolare un ‘mantello del norcino’.
La sala successiva presenta la tecnologia di produzione, rappresentandone le caratteristiche salienti dalle origini al periodo pre-industriale, fino alla tecnologia attuale con la ‘carta d’identità’ del prodotto odierno; al centro della sala troneggia una grande macchina insaccatrice da salami.
Una sezione riservata alla commercializzazione presenta la documentazione relativa alla vendita del salame di Felino a partire dal Settecento.
L’ultima sala è destinata alla visione del video del Museo, che presenta momenti rievocativi dell’antica tecnica di produzione seguiti da una sequenza sulla produzione odierna.
Una piccola sezione raccoglie infine le curiosità, tra le quali la storia del Du Tillot, primo ministro del Duca di Parma e marchese di Felino.


Per Felino, l’assoluta simbiosi con il maiale e la sua storia risale all’età del bronzo, come documentano i frammenti ossei rinvenuti tra i reperti del villaggio terramaricolo di Monte Leoni, situato sulle colline che sovrastano il paese.
In particolare, il primo documento relativo al Salame rintracciato a Parma risale al 1436, quando Niccolò Piccinino, condottiero al soldo del duca di Milano che qui aveva una delle sue basi operative, ordinò che gli si procurassero ‘porchos viginti a carnibus pro sallamine’, ovvero venti maiali per fare salami.
Un tempo, la preparazione di un salame dal gusto pieno ma non salato non era facile da ottenere: per evitare fermentazioni indesiderate si aggiungeva, infatti, una buona quantità di sale all’impasto.
Nel parmense, invece, si sviluppò una tecnologia che permise la produzione del salame anche con una quantità limitata di sale, sfruttando le caratteristiche del territorio: il sale, di ottima qualità, era prodotto nella vicina Salsomaggiore, mentre la sua localizzazione, allo sbocco della Val Baganza, rendeva Felino idonea alla produzione di eccellenti insaccati, grazie alle sue caratteristiche di temperatura, umidità e circolazione dell’aria.
La preparazione dei salumi favorì anche lo sviluppo dell’allevamento suino in loco: il numero dei maiali presenti aumentò costantemente nei secoli, tanto che nella seconda metà del Settecento a Felino vi erano circa 2.200 abitanti, 1.400 maiali e 5 produttori-rivenditori di salame e salumi in genere.
Nell’Ottocento la situazione cambiò e l’allevamento suino iniziò a concentrarsi presso i caseifici del territorio: Felino si orientò decisamente verso la trasformazione della carne più che sull’allevamento dei maiali, tanto che all’epoca in paese erano registrati più produttori di salumi che in ogni altro comune del parmense. In questo stesso periodo i salumi parmigiani erano anche inviati in Lombardia: è attorno al 1897 che a Milano il salame genericamente definito di ‘Parma’ verrà dichiarato ‘di Felino’, a sottolineare la sua qualità di prodotto preparato con maiali di montagna nutriti con ghiande.
L’incremento di capacità produttiva realizzato nel corso del 1900 grazie a tecnologie più moderne ha consentito, pur mantenendo inalterate le caratteristiche peculiari del salame di Felino, di incrementare i volumi che si avviano a raggiungere il traguardo delle 8.000 tonnellate annue.

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