L'idea di un museo a "tappe" formulata da associazioni locali fin dai primi anni '80 e riproposta per il settore dell'ardesia dall'associazione "Colombo Fontanabuona 2000" nel 1990, ha portato alla nascita della "Via dell'ardesia", un ecomuseo articolato per "siti" e per itinerari sul territorio della Comunità Montana Fontanabuona. Finanziato dall'Unione Europea, dalla Regione Liguria, e nella sua fase conclusiva dalla Provincia di Genova e dalla stessa Comunità Montana col sostegno delle aziende ardesiache e di alcuni Comuni, l'Ecomuseo dell'ardesia - inaugurato il 20 settembre del '97 - rappresenta un punto di svolta nel panorama economico della vallata, non più formato esclusivamente dalle attività produttive e dai commerci, ma ora anche dal turismo. Per il completamento delle strutture e la sua gestione è stata costituita nel 1996 la società "Fontanabuona e Sviluppo", formata dagli Enti pubblici e dal consorzio degli ardesiaci, trasformatovi in G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) nel 1997. Questo organismo ha puntato le sue risorse, e quelle ottenute in particolare dalla Provincia di Genova, verso l'ultimazione dei lavori in alcuni dei vari "siti": Chiapparino di Cicagna, Isolona di Orero, San Salvatore di Cogorno. In più ha "adottato" il museo dell'ardesia e il museo storico - archeologico di Cicagna, nonchè l'itinerario delle "cave storiche" di Monte Tuggio. Il territorio della Comunità Montana Fontanabuona può quindi disporre di un insieme articolato di strutture da offrire ai turisti, ai gruppi organizzati, alle scuole, e da proporre a Genova e al Tigullio come alternativa e integrazione alle mete turistiche tradizionali. La "Via dell'ardesia" è composta per ora dalle seguenti "tappe”:
La cava - museo di Isolona di Orero Cava in sotterraneo con annesso laboratorio, attiva tra il 1870 e il 1960. Facilmente accessibile e suggestivamente illuminata per mettere in risalto le particolarità geologiche e i segni lasciati dal secolare lavoro dell'uomo, è costituita da ampi spazi scavati a colpi di piccone per estrarre l'ardesia. Nel capannone ( il "baracùn"), per ora parzialmente destinato a "laboratorio d'arte", si trovano i vecchi macchinari per la rifinitura delle lastre.
Centro espositivo del Chiapparino Antico opificio per la lavorazione dell'ardesia, con teleferica impiantata nel 1876 e ciminiera datata 1900. Sottoposto ad attenti restauri, costituisce un ottimo esempio di archeologia industriale e di recupero di siti dismessi. Vi trovano posto lo show-room dell'ardesia (arredo - casa, oggettistica, souvenirs), le sale espositive (con mostre a cadenza mensile), una sala - convegni, gli uffici prenotazione e accoglienza visitatori dell'Ecomuseo, il bar ed un punto di ristoro.
Il museo dell'ardesia di Cicagna Offre una panoramica sul mondo dell'ardesia. Vi ricostruiti, con attrezzi e immagini, un laboratorio ed un ambiente di cava. Vi sono esposti materiali in ardesia e particolari attrezzature, tra cui un teodolite di fine '800 per i rilievi delle cave. È situato nel palazzetto comunale poliuso di Cicagna, in viale Italia.
Il museo storico - archeologico della Fontanabuona (o "mostra permanente "fontanabuona", archeologia e storia) Realizzato dalla Soprintendenza e dall'Istituto di Studi Liguri con intenti didattici ma con rigorosa impostazione scientifica, offre una panoramica storica della Fontanabuona dalla Preistoria al Medioevo. Vi sono esposti materiali provenienti da recenti scavi nell'entroterra del Tigullio. A pochi passi si può ammirare la bella torre campanaria stupendo esempio di arte romanica dell'XI secolo. Il museo è situato nel palazzo comunale di Cicagna, in Viale Italia.
I sentieri del Sangiacomo Dalla basilica di San Salvatore dei Fieschi (sec. XIII), che insieme al vicino palazzo comitale rappresenta il più alto esempio di utilizzo dell'ardesia nell'architettura monumentale, si dipartono due sentieri diretti al monte Sangiacomo, luogo della più antica estrazione dell'ardesia. Percorrendoli si coglie la continua presenza della "pietra di Lavagna" nei rustici edifici contadini e nella dolce geometria delle "fasce" ulivate. Su di essi passavano, scalze, le "portatrici" con con le pesanti lastre tenute in equilibrio sul capo. L'itinerario fa parte dell'Ecomuseo dell'Ardesia. Il G.A.L. Fontanabuona e Sviluppo può mettere a disposizione, a richiesta, guide naturalistiche.
L'itinerario delle "cave storiche" di Monte Tuggio È un percorso che consente di accedere facilmente ad uno dei due gruppi di "cave storiche" del Monte Tuggio, dove si può "toccare con mano" la fatica dei cavatori dei secoli scorsi, materializzata nelle tracce degli infiniti colpi di piccone impressi sulle pareti di cunicoli stretti come tane. Si può percorrere l'itinerario partendo da Triborga (sede comunale) oppure da Cassànesi, seguendo un facile sentiero segnato. L'itinerario fa parte dell'Ecomuseo dell'Ardesia. Il G.A.L. Fontanabuona e Sviluppo può mettere a disposizione, a richiesta, guide naturalistiche.
La Valle Fontanabuona e l’ardesia
In Fontanabuona la chiamano anche "il pane che dorme", e l'espressione rende l'idea dell'importanza dell'ardesia per l'economia locale. Eppure, almeno in chiave storica, l’ardesia non è una pietra esclusivamente fontanina: è infatti conosciuta pure come "lavagna", perchè proprio Lavagna per secoli è stata la località principale dove la pietra nera, estratta dalle cave del monte Sangiacomo, nei pressi di Cogorno, veniva raccolta. In ogni caso l’impiego dell’ardesia ha una storia antica, come testimoniano i ritrovamenti della Necropoli preistorica di Chiavari risalente all’VIII-VII secolo a.C.. Lo sfruttamento intensivo e sistematico di questo materiale, peraltro già utilizzato anche dai romani, si ebbe tuttavia a partire dal XII secolo, quando troverà ampio utilizzo per la copertura dei tetti. Il centro storico di Genova che, visto dall'alto, appare come un mare di tetti grigi, ne è l'esempio più eloquente. Pietra bella e funzionale, l'ardesia, un tempo richiedeva molta fatica per estrarla e trasportarla; a quest'ultimo compito, nella zona del monte Sangiacomo, erano delegate le donne, le cosiddette portatrici. La mancanza di strade carrozzabili ha rappresentato per secoli un problema insormontabile per la zona più ricca di pietra nera, cioè per la Fontanabuona. Trasportare l'ardesia dalle colline a fondovalle, e quindi a Lavagna, era impresa assolutamente irrealizzabile. Così per secoli non fu possibile sfruttare i filoni se non per utilizzo esclusivamente locale. Le cosa cambieranno radicalmente dopo la metà dell'Ottocento, quando fu costruita la strada che raccorda Chiavari a Cicagna. Fu così che località quali Mocònesi, Cicagna, Orero e Lorsica divennero centri di produzione più importanti di Cogorno e Santa Giulia. Col tempo vennero via via tracciate altre strade di raccordo, alle quali il materiale poteva giungere con le teleferiche. L'ardesia della Fontanabuona risultò subito un ottimo materiale, migliore, anche sotto il profilo della qualità, di quella del Sangiacomo. La valle aveva dunque trovato il suo oro nero, anche se la produzione non poteva certo assicurare pane e lavoro per tutti. A differenza dei cavatori del Sangiacomo i fontanini presero subito a gestire i loro affari direttamente, stabilendo, grazie proprio alle nuove vie di comunicazione, il contatto diretto con gli acquirenti ed escludendo il passaggio intermedio dei commercianti. Era l'inizio dell'industria ardesiaca in Fontanabuona.
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